Inflazione, sviluppo economico, costo del denaro e mercato auto

Il 2026 nella sua prima metà ha mostrato per l’auto segni di vitalità, oramai siamo strutturalmente lontani dalle immatricolazioni pre-Covid, ma credo alle soglie del 2027 non abbia neppure più molto senso porre un confronto con il 2019.

Il trend dell’auto è stato positivo, in Italia sostenuto dagli incentivi, da un buon recupero di Stellantis e VW e, tutto sommato, pur con molta incertezza, da una dinamica tiepidamente positiva dell’economia.
Qui arriva il primo punto, abbiamo un’economia sostanzialmente stabile (>1% di crescita), un’occupazione stabile, ma un’inflazione in crescita (≥3%). La chiamiamo inflazione importata, legata alle materie prime. Ma abbiamo comunque la capacità finora di non modificare il nostro comportamento e le nostre scelte di acquisto (i consumi in generale tengono). A questo punto la banca centrale non ha altra scelta che innalzare i tassi d’interesse, con l’obiettivo di calmierare la domanda, riducendo la liquidità e la propensione all’investimento.

Adesso torniamo al nostro mercato: l’auto. Mercato difficile perché le auto sono durable goods (troppo durevoli per chi vende e troppo poco per chi compra) e siamo in un mercato di sostanziale sostituzione. In realtà in Italia il parco circolante cresce di cinquecentomila unità all’anno, non le nuove immatricolazioni.
Quindi cosa succede all’inflazione sull’auto? Il discorso si complica un po’: oggi poco più della metà delle auto sono acquistate da privati, il resto da aziende (e di queste due terzi sono noleggiatori) anche tramite leasing. Ebbene le auto acquistate da privati per l’80% sono supportate da un finanziamento. Quindi tra auto aziendali acquisite, in leasing o noleggio e auto private, finanziate all’80%, troviamo come la domanda di auto nuove per il 90% circa sia sostenuta da una forma di finanziamento. Esito di ciò: l’acquisizione dell’auto, per effetto dell’aumento dei tassi, diventa di fatto più costosa. Insomma, lo strumento per calmierare l’inflazione finisce per avere un effetto inflativo proprio sul costo d’uso delle auto. Questo porterà le case, per sostenere i volumi, a promozioni ed iniziative per ridurre marginalmente i prezzi, pur in una situazione di marginalità già fragile.

Cosa possiamo aspettarci? Il costo di acquisto, con promo e sconti, che già vediamo, probabilmente verrà ritoccato al ribasso, ma il costo reale (che comprende la componente finanziaria) salirà, con un probabile effetto sulla domanda di auto nuove, che già soffriva.
E sul mercato delle auto per le aziende, la conseguenza più semplice di un aumento dei tassi sarà un aumento dei listini dei noleggiatori a lungo e breve termine, proprio quando la modifica del fringe benefit richiederà di rinnovare le scadenze delle vetture immatricolate nel 2020 e, dal prossimo gennaio, nel 2021.
Insomma, se il costo totale d’uso delle auto sale per le aziende la domanda di contratti più leggeri potrà crescere.

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